Reggio Calabria

Programma escursioni 2025 : i sentieri dimenticati, ‘A strata du jibbissu

Raduno Ore: 09:45 nella piazza di Ardore Superiore da dove, alle ore 10:00, si partirà con le auto verso il Bosco di Varraro.

Partenza Escursione ore: 10:30 dal crocevia del Bivacco “Canòlo” di San Nicola.

Non serve andare lontano o in luoghi inaccessibili per godere delle meraviglie della natura; l’altopiano di Varraro, facilmente raggiungibile dalla frazione di San Nicola di Ardore, attraverso un percorso costellato di querce secolari, permette di godere di splendide vedute panoramiche a 360° che spaziano dal mare Ionio al massiccio dell’Aspromonte.

Descrizione sentiero: Si parte dal crocevia del Bivacco “Canòlo” di San Nicola, alla prima curva si gira a destra e ci si immette sulla vecchia mulattiera in pietra che collegava le piccole frazioni della vallata del Cirella con i paesi della Jonica. Si sale e dopo pochi minuti di cammino ci si immergerà gradualmente nell’area più naturalistica e panoramica presente in collina attraverso tratturi e sentieri sterrati tra grandi querce e macchia mediterranea. Dopo circa 10 minuti si fa una piccola deviazione a sinistra  e si arriva al Rifugio di Varraro di Benestare, si torna indietro di pochi metri e si raggiunge il crocevia dell’acqua du Scifo Lauro; si prosegue in salita seguendo la pista al centro e dopo circa 300 m. si arriva al Muro di Porta Farza; si gira a destra e si prende la vecchia strada, della vallata della Castagnara, si scende fino al torrente e si segue il comodo sentiero che taglia la fitta boscaglia proseguendo sulla Costa Morabito fino a raggiungere la “presa d’acqua”. Si prosegue a destra del costone seguendo un viottolo tracciato dal passaggio degli animali, il panorama si apre sulla fantastica valle tra Cirella e Ciminà, e alle spalle si possono ammirare la grande catena delle Rocche dell’Agonia e il simbolico Tre Pizzi. 

Il tracciato inizia a prendere quota, niente di eccezionale, una “salitella” da affrontare con tranquillità e dopo circa 800 metri si sbuca in un primo e breve tratto aperto e pianeggiante: i piani di Varraro di Donna Rosa. Da qui si gode uno dei più spettacolari panorami a 360° della zona; nelle giornate limpide, dall’ampio e pianeggiante pianoro si scorgono tutti i principali gruppi montuosi: il Montalto, la famosa Pietra Cappa e il cucuzzolo del vecchio Paese di Careri (Panduri).

Si procede lungo la pista di cresta che ci porta alla grande frana che nella notte tra il 2 e 3 gennaio 1973, interessò le pendici di Monte Varraro. Il fenomeno coinvolse una massa di diversi milioni di metri cubi e si sviluppò lungo un fronte di 900 m. per una lunghezza di 2 km e nell’arco di un mese e mezzo il corpo franoso distruggerà la frazione Grappidà di Careri, un tratto della SS112 ed il ponte del torrente Giulia e Barruca. Proseguendo si raggiunge il “puntone dù Previtegliu” dove si trova il Monastero di Santo Teodoro, un importante sito archeologico i cui resti sono ancora ben visibili.

Secondo una nota di A. Oppedisano, nel XVI secolo gli abitanti di Bovalino superiore e dei paesi limitrofi per sfuggire al saccheggio, ai rapimenti e alla morte per l’invasione dei territori da parte dei pirati turchi e saraceni, fuggirono a piccoli gruppi dirigendosi verso i boschi inaccessibili della montagna. Alcune famiglie seguirono un monaco carismatico di nome Teodoro che ha dedicato la propria vita alla contemplazione ascetica ritirandosi in un monastero abbandonato in un luogo impervio e difficilmente raggiungibile in cima a monte Varraro. Il monte è in realtà una collina di appena 640 metri di altitudine massima, ma interamente ricoperto di querce da ghianda, che nascondono completamente alla vista l’antico monastero. Qui riparano alla mala sorte, e qui Teodoro si stabilisce definitivamente, fino alla morte, che lo coglie “in odore di santità”.

Lasciato il monastero ci immettiamo sulla pista del metano in discesa e con qualche parte sdrucciolevole, dopo 10 minuti siamo ai piani di Carbonaro, il granaio del territorio, si prosegue seguendo la sterrata a destra che in pochi minuti ci porta alla quercia du Ghiro ancora pochi metri e si raggiunge il rifugio di Careri di Gurna Tunda, si prosegue sulla pista in lieve salita che in pochi minuti raggiunge un piccolo campo di frutta, ancora qualche metro si gira a sinistra verso contrada Giandegli con ampia vista sulla vallata del Careri, un centinaio di metri e siamo al Malo Passo (La Portella di Varraro). Breve sosta per ammirare una delle tante cave di gesso e la vista sulla Jonica. Si riprede la sterrata in lieve salita dopo circa 500 metri siamo al Serbatoio. Seguendo la sterrata dopo qualche minuto siamo in contrada Barvi dove si possono ammirare le costruzioni in Jibbissu (Gesso) da cui deriva l’appellativo di Benestare come “Paese du Gesso”. Da qui ci immettiamo sulla strada asfaltata dopo circa 1 km siamo al punto di partenza.

 

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