Cosenza

Nel cuore della Calabria, tra storia e mistero: la scoperta delle grotte rupestri di San Marco

di Nicoletta Toselli

Un sentiero immerso nella natura, tra il profumo della macchia mediterranea e il silenzio sospeso del passato. È lungo questa via che, durante un sopralluogo organizzato dall’associazione Destinazione Jassa, è riaffiorato un frammento dimenticato della storia calabrese: un complesso di grotte rupestri scavate nella roccia nei pressi dell’antico eremo di San Marco, a Paterno Calabro. Una scoperta che potrebbe riscrivere alcune pagine della memoria locale e restituire alla comunità un patrimonio dimenticato, capace di attrarre.

Circondate da querce secolari e muretti a secco, le grotte si rivelano come custodi di un passato ancora tutto da decifrare. Le cavità, di piccole dimensioni, presentano sedili scolpiti nella pietra e piccole nicchie, forse utilizzate per lumi votivi o immagini sacre. La loro posizione lungo i versanti orientale e occidentale della collina, suggerisce una frequentazione antica, forse bizantina, ma al momento nessun documento ne attesta con certezza l’origine o la funzione.

L’eremo di San Marco, risalente al XVI secolo, poco distante, potrebbe aver avuto un legame diretto con queste grotte, utilizzate forse dai monaci come rifugi, spazi di preghiera o luoghi di isolamento mistico. Siamo nella parte più alta del borgo di Paterno, da dove si può ammirare un panorama mozzafiato sull’altopiano silano e i suoi tanti paesini che brillano a mezza costa, come presepi. Il sito è collegato con la vicina autostrada del mediterraneo e attraverso Potame con Amantea sul Tirreno, e potrebbe quindi rappresentare uno snodo importante per i visitatori.

Insediamenti rupestri sono diffusi in tutta la Calabria: dalle grotte di Zungri, conosciute come la “città di pietra”, alle Pignarelle di Palmi, antichi luoghi di culto monastico legati ai bizantini. La scoperta delle grotte di San Marco potrebbe dunque inserirsi in un più ampio contesto di siti rupestri, aggiungendo un nuovo tassello alla complessa storia della regione.
Un altro straordinario esempio di grotta rupestre in Calabria è la Grotta del Romito, situata nel comune di Papasidero. Questo sito, risalente al Paleolitico superiore, conserva incisioni rupestri di grande valore, tra cui la celebre raffigurazione di un bovide, considerata una delle più antiche espressioni artistiche preistoriche in Italia.

Al suo interno sono stati rinvenuti resti umani e tracce di antichi insediamenti, a dimostrazione della continuità dell’occupazione umana in queste aree fin dalla preistoria. La presenza della Grotta del Romito testimonia quanto la Calabria sia stata abitata e frequentata sin dai tempi più remoti, e quanto il suo sottosuolo conservi ancora segreti in attesa di essere svelati.
“Questo luogo ha un valore straordinario e merita di essere studiato e tutelato“, sottolineano Salvatore Iannitelli e Carlo Misasi, “A breve sarà fatta una ricognizione dei luoghi con storici e studiosi, perché venga favorita la conoscenza di queste testimonianze e avviato un intervento mirato, in accordo con le istituzioni locali.

La riscoperta delle grotte di San Marco è un ulteriore tassello del nostro progetto sostenibile Destinazione Jassa, e si inquadra a pieno titolo nella conoscenza dell’incredibile storia locale”.

Quali segreti nascondono ancora queste pareti di pietra? Erano davvero rifugi monastici, o forse luoghi abitati da antiche comunità di pastori o eremiti? Le risposte emergeranno presto; nel frattempo, questo angolo nascosto della Calabria continua a custodire i suoi misteri, aspettando di essere nuovamente utile.

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